WE ARE THE CHAMPIONS!

Una notte da ricordare, una notte per ripartire

La storia di un tripudio. Avete presente quando il Real Madrid dopo aver battuto l’Atletico in finale ha sfilato nella tribuna dello stadio “Josè Alvalade” di Lisbona per ritirare la Champions League appena vinta? E’ accaduta esattamente la stessa cosa.

Alle 20.29 del 25 ottobre 2014 l’animatore della serata organizzata dall’Ufficio Missionario in collaborazione con la pastorale giovanile diocesana di Taranto, annunciava che fra tutti i gruppi giovanili delle parrocchie della diocesi di Taranto il più bello, il più significativo, quello che rappresentava meglio il tema della serata intitolata “Periferie cuore della missione” era quello realizzato dai giovani della nostra parrocchia, la Santa Famiglia, in Salinella. E così, noi giovani del quartiere abbiamo sfilato in un tripudio di esultanza e battimani fra la platea festante fino al palco su cui ci ha accolto il vescovo, Mons. Filippo Santoro, che si è congratulato consegnandoci, come riconoscimento per il primo premio conquistato, una targa ricordo.

Lo striscione raffigura un cuore diviso in quattro parti da una croce che rappresenta il modo concreto attraverso il quale Gesù ci ha amati. All’interno del cuore, nei quattro spazi, abbiamo disegnato i luoghi simbolo del nostro quartiere (stadio, parrocchia, mercato e centro accoglienza ABFO) nei quali ci proponiamo di essere testimoni dell’amore di Dio.

Il motto che abbiamo pensato riassumeva questo disegno: “La nostre missione più bella annunciare Gesù alla Salinella”.

Sappiamo molto bene di vivere in un quartiere difficile ma questo non ci ha mai spaventato. Il nostro impegno non è legato soltanto alle quattro mura della parrocchia ma, come ci chiede il Papa, siamo stati sempre pronti ad uscire per tendere la nostra mano in tutte quelle situazioni di buio, di difficoltà, di morte, perché possano essere trasformate in luoghi di luce, serenità, vita. Ci rendiamo conto che annunciare il Vangelo vuol dire dare segni di concretezza nel territorio in cui viviamo e che amiamo. Per questo motivo, grazie al supporto dei nostri sacerdoti, sono nate le varie realtà di servizio al quartiere (oratorio, Caritas, la scuola calcio per i più disagiati, l’OPS – Osservatorio Permanente Salinella, ecc). Questo è un impegno che già da tempo abbiamo preso e che, con l’aiuto di Dio, in diversi ambiti sta portando i suoi frutti. Ma non possiamo permetterci di cullarci sui risultati ottenuti: il nostro quartiere ha bisogno di giovani desiderosi di lottare per un cambiamento di rotta che sia definitivo.

Christian Cesario

Dal Giro d’Italia all’Ilva: quatto chiacchiere con Gionatan Scasciamacchia

Intervista a 360° a Gionatan Scasciamacchia, giovane Assessore del Comune di Taranto: quattro chiacchiere sul Giro, l’Ilva, la differenziata e la situazione delle periferie

 

1997-2014: dopo 17 anni torna il Giro d’Italia. Cosa significa, per la città di Taranto, la presenza di questo evento nazionale in un contesto sociale e politico macchiato dagli avvenimenti legati all’Ilva?

Il Giro d’Italia è stato un evento eccezionale perché ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini, ma soprattutto tante persona che hanno dimostrato quanto sia importante la collaborazione, perché senza la gente non avremmo mai potuto ottenere un risultato così importante. Ma vedere tante persone contente, studenti, ragazzi, bambini, vedere tutte queste persone felici ci ha fatto veramente un grande piacere, anche perché era un evento che mancava da Taranto da 17 anni. Abbiamo pensato alla partenza per due motivi: il primo per rendere questo atto più convenevole e creare un clima familiare, anche perché l’arrivo crea soltanto attesa e l’emozione dura pochissimi secondi; quindi alla fine il tempo è davvero minimo per godere questi pochi istanti; e la seconda è perché la partenza costa di meno rispetto all’arrivo (circa 30.000€ contro gli 80.000€ dell’arrivo, somme finanziate dalla Regione Puglia, tramite l’assessore Minervini, mentre per quanto riguarda gli eventi collaterali sono stati finanziati da Puglia Promozione). Quindi il costo comunitario è stato pari a zero, e abbiamo solo speso circa 300.000€ (precisamente 287.000€) per rifare il manto stradale, specialmente quello delle strade coinvolte nel Giro d’Italia.

Questi 287.000sono fondi stanziati dal Comune di Taranto oppure dalla Regione Puglia?

giro a tarantoIl capitale è stato prelevato dai fondi comunali, ma non abbiamo utilizzato ciò che era stato previsto per il rifacimento delle altre zone della città. Per il rifacimento del manto stradale, le nostre previsioni si aggirano intorno ai 1.500.000€, divisi in tre lotti, e questi 300.000 sono stati prelevati da altri capitoli di bilancio: quindi, non abbiamo tolto risorse ad altre parti della città. L’amministrazione comunale ha stabilito il percorso anche in base alle strade che dovevano essere ristrutturate e ripristinate per l’occasione, risparmiando ulteriori fondi e creando un tragitto ad hoc.

Giustifica ciò anche a fronte dello stato di abbandono delle strade periferiche? Ci sono piani per il rifacimento di queste?

Assolutamente si. Abbiamo suddiviso la città in tre parti: quartieri Paolo VI e Tamburi, zona Borgo-Salinella e San Vito-Lama-Talsano. Sono tre lotti distinti e separati: abbiamo fatto un progetto che possa ricoprire l’intero rifacimento del manto stradale di Taranto. Le strade percorse al Giro erano in pessime condizioni: basti pensare a Via Garibaldi che era assolutamente inguardabile oppure il cavalcavia della ferrovia, nei pressi del porto Mercantile. Uno dei criteri per la manutenzione stradale è proprio la quantificazione delle auto che percorrono queste strade, quindi maggiore è il flusso veicolare e maggiori sono le possibilità di realizzare queste opere. Meno strade vengono percorse e più bassa è la loro priorità.

Dopo la disfatta del Pattinodromo in occasione della festa di San Giuseppe, abbiamo appreso dalle varie testate che la struttura sarà ristrutturata con risorse comunali: ci può dare ulteriori informazioni? Quali sono le tempistiche per la manutenzione ordinaria dell’impianto ed i costi che il Comune stesso sosterrà?
20140313_154045Una delle condizioni più importanti è stata quella di cercare di modificare quel bando, anche perché nessuna aveva partecipato all’affidamento di quella struttura, e abbiamo rivisto attraverso una delibera di giunta le modalità di affidamento. Il Comune di Taranto provvederà a ripristinare le parti che sono state divelte. Prossimamente, avremo un incontro con tutti gli organi di competenza interessati per cercare di trovare una soluzione al problema del mercatino delle pulci, che è adiacente al pattinodromo. Dopo aver ripristinato il tutto, si darà avvio alle nuove pratiche per l’affidamento. Tempi stimati? Non più di due mesi, verso la fine dell’estate dobbiamo avere già tutto pronto visto che verso settembre inizia la nuova attività sportiva.

Per prevenire ulteriori atti vandalici, il Comune ha valutato delle azioni per garantire la sicurezza dell’impianto sportivo?

Per quanto riguarda la vigilanza e la sicurezza, non è soltanto compito del Comune risolvere queste problematiche: in questi casi, è chiamata in causa l’intera cittadinanza perché l’inciviltà di alcune persone danneggia sempre la propria città. Bisogna cambiare mentalità e modo di vivere, affinchè si possa instaurare un rapporto istituzioni-cittadino. C’è ancora tanto da lavorare per cambiare questo stato culturale, specialmente in un quartiere come la Salinella. Il pattinodromo è stato divelto da ragazzini che volevano utilizzare le travi per il falò di San Giuseppe, un gesto vile da parte loro. Una ditta si è aggiudicata la gara una ditta che provvederà a ripristinare sia il campo scuola che il pattinodromo.

Il senso civico potrebbe portare anche alla realizzazione della Cittadella dello Sport sulla base del progetto esposto dall’avv. Russo e Boldoni?

Il senso civico è una questione che deve esistere in tutti quanti noi, in tutta la città: anche il non buttare la semplice carta per terra deve rientrare nel DNA del cittadino tarantino perché deve vedere la città come la sua casa. La Cittadella dello Sport è un passo importante anche perché c’è un’attenzione da parte della città e di tutta la Taranto sportiva. E’ un percorso difficile ma non impossibile: potrebbe, sicuramente, diventare un bene ed un patrimonio per questa città.

Sarebbe significativo anche se venisse fatto in un territorio come il quartiere Salinella?

Assolutamente sì, è proprio questo il nostro obiettivo. Ci sono delle aree comunali abbastanza ampie e predisposte ad ospitare la Cittadella dello Sport, come la zona adiacente al Palafiom. Non possiamo, assolutamente, trascurare le strutture esistenti: sarebbe come edificare una cattedrale in un deserto.

Potremo vedere cambiamenti nel quartiere, nell’immediato futuro?

Lo spero vivamente, anche perché possiamo fare tutti gli eventi sportivi immaginabili, come il Giro d’Italia, tornei internazionali di tennis da tavolo, però se non lasciamo qualcosa di concreto alla città, sarà stato vano il nostro lavoro. Questa è la mia preoccupazione maggiore:  non poter realizzare queste strutture che abbiamo in serbo di realizzare, con l’amministrazione comunale. E’ un lavoro di squadra, non bisogna mai sbagliare nulla altrimenti si fanno solo passi indietro. Ognuno di noi della giunta e del consiglio comunale ha prefissato di realizzare qualcosa di concreto per la città: è necessario realizzare strutture di questo genere per lasciare qualcosa di concreto alle prossime generazioni ed alle prossime amministrazioni.

Recentemente, nel nostro quartiere, ha preso inizio la raccolta differenziata per quanto concerne i rifiuti organici su richiesta degli abitanti stessi: l’iniziativa ha preso piede solo nel nostro quartiere oppure ci sono state altre richieste nelle varie zone della città?

La raccolta differenziata l’abbiamo fatta partire con l’organico nella zona di via Lago d’Alimini: un passo importante, considerata l’assenza dei contenitori adibiti alla raccolta indifferenziata. Abbiamo messo questi cassonetti anche contro la volontà di alcuni cittadini: ognuno di loro possiede una chiave con cui poter aprire il cassonetto condominiale, in modo tale che nessuno possa andare a gettare qualche rifiuto che non sia tra quelli indicati dal contenitore.  E’ sicuramente un progetto che abbiamo intenzione di diffondere nell’intera città per rendere Taranto più vivibile. Molti rifiuti vengono anche lasciati la domenica durante il mercatino delle pulci: a breve si concluderà un bando per l’assegnazione dei posti ed attraverso le varie adesioni avremo un controllo più accurato dell’intera area.

Randagismo alla Salinella: cosa ne pensa?

Il randagismo è un fenomeno ormai diffuso,  che però trova a stento una soluzione. Qui dovrebbe intervenire l’autorità competente, l’ASL (Azienda Sanitaria Locale). Il problema è sempre lo stesso: carenza di strutture da adibire per l’accoglienza di questi cani. Non tralasciamo che questo fenomeno è comune a tutte le città d’Italia. Inoltre, le normative vengono cambiate frequentemente ed è eclatante il caso del canile a stabulazione di Paolo VI che, una volta aperto, è risultato essere fuori norma a causa di alcune leggi modificate durante la sua realizzazione.

Qual è il suo pensiero da cittadino in riferimento a ciò che sta succedendo in città riguardo il caso Ilva ed il rischio ambientale? Quali potrebbero essere le mosse comunali?

Il sindaco ha fatto tutte le procedure per evitare un aggravamento dell’inquinamento. Il Comune, purtroppo,  ha poco competenza in materia ambientale, tranne per alcune emergenze per le quali l’intervento deve essere autorizzato dagli organi competenti come l’Arpa. Quando questa afferma che tutto è in regola,  il Comune non può provvedere a nessun tipo ordinanza. Viceversa, il Comune è sempre intervenuto con richiami in modo tale che l’inquinamento dell’ILVA rientrasse nei limiti di legge. Il problema è risolvibile solo attraverso una riambientalizzazione, bonificando le varie aree. In questa condizione non si può continuare ad operare: di fronte alla grande disoccupazione, l’ambientalizzazione dovrebbe portare anche numerose risorse sul territorio, senza le quali non riusciremo a risolvere il problema lavoro.

Anche se queste aziende sono, per la maggior parte, del nord?

Confermo. Bisogna puntare sulla bonifica: è l’unica strada percorribile in questo momento. Far chiudere l’ILVA significherebbe aumentare il tasso di disoccupazione e creare, quindi, un ulteriore aggravamento della situazione lavorativa dei vari cittadini tarantini.

Intervista a cura di Christian Cesario e Francesco Moretti

Che forma ha l’amore?

Caro fratello,

ora ti racconto di quando ho avuto paura e di come, guardandoti negli occhi ho, smesso di farlo…

Sì, perchè tu e io ci siamo solo guardati.

Mi hai stretto la mano e mi hai detto: “Mi sei simpatica, mi fido di te… voglio raccontarti la mia storia”. E così, come un fiume in piena, hai iniziato a parlare, a raccontare, a ricordare…così … Hai esordito dicendo: “Sono partito ad ottobre, l’11 … è stato allora che ho salutato la mia famiglia! La fragilità che in questi giorni mi accompagna rendendomi tanto fragile questa sera l’ho messa da parte, perchè non aveva senso, o forse si. Ti racconto di come ho avuto paura, perchè quelle nostre mani che si sono intrecciate, so che presto si scioglieranno… ho paura perchè tutte le cose belle finiscono, anche se dopo quest’avventura non ci credo più molto a questa frase. Ho paura per ognuno di voi e prego ogni giorno perchè possiate avere un futuro degno di essere chiamato tale, perchè possiate trovare quella pace e serenità che ogni giorno chiedete, prego perchè possiate trovare tante brave persone sul vostro cammino. Poi però vi guardo. Guardo i vostri occhi, i vostri sorrisi, ascolto le vostre voci e smetto di avere paura…cari fratelli se mettiamo insieme le varie parti dei nostri cuori, alcuni più forti, altri più deboli… riusciremo a formarne uno solo… un grande cuore a forma di Africa, a forma di Amore … che poi l’Amore che forma ha? ha la forma di ognuno di NOI… noi che ormai siamo la stessa persona! Buona vita fratelli miei!”

 

Un cuore d’amore a forma di AFRICA

Quest’oggi vogliamo raccontarvi, tramite la testimonianza di una giovane ragazza dell’OPS – Osservatorio Permanente Salinella, Ylenia, l’emergenza profughi che, da circa un mese, vede coinvolti i volontari dei vari gruppi/associazioni parrocchiali in un’esperienza unica, fatta con amore, aiutando il prossimo in difficoltà.

 

Ciao a tutti… vorrei condividere con voi l’esperienza che io insieme ad altri ragazzi stiamo facendo da qui a un mese… un mese,un lungo mese…precisamente da quando sono iniziati gli sbarchi dei profughi al porto di Taranto…abbiamo iniziato a fare servizio come volontari alla palestra Ricciardi, proprio nei primissimi giorni di emergenza, situazione non molto semplice… famiglie intere,bambini, donne,uomini, anziani… tutti messi in una palestra, uno sopra l’altro, però TUTTI grati al Signore per il dono della vita, per il fatto di essere arrivati sani e salvi!!! Poi una sera Serena, una delle mie “compagne di viaggio”  mi chiama e mi dice: “Yle io vado al baby club (altra struttura adibita allo smistamento degli immigrati), che fai vieni anche tu?” io e l’inglese non eravamo molto amici, l’idea di avvicinarmi a dei ragazzi senza genitori, soli in una città che non conoscevano,mi destabilizzava… però mi sono buttata!!! Mi è bastato incrociare i loro sguardi, provare a conversare con loro aggiungendo ogni 3 parole: one moment( e correvo da Serena)… 24 lunghissimi giorni, tutti i giorni … non poteva finire la mia giornata senza incrociare il loro sguardo, senza poter ascoltare il suono della loro voce, senza poter giocare, ridere, scherzare e trascorrere del tempo con loro… tutti pensano “vado a dare una mano, vado a dare amore, vado a… NO loro mi hanno aiutato,loro mi stanno dando amore… ” Ho trovato dei fratelli,ho aperto loro le porte della mia casa, ho detto loro che sono parte della mia famiglia… si FAMIGLIA perchè non importa il colore della pelle,la religione, la lingua … si è fratelli quando si ha il cuore simile…mi dice sempre uno dei miei amici: forse il mio Dio e il tuo Dio volevano che ci incontrassimo.E poi: pregherò affinchè tu possa stare sempre bene, e possa stare con noi… poi le prime partenze,i primi distacchi … fino a domenica dove sono partiti 22 ragazzi… e allora ho capito che il mio cuore di ghiaccio si era sciolto del tutto(o quasi,non esageriamo adesso)…le lacrime, gli abbracci improvvisi… un tonfo al cuore… abbiamo pensato,buon viaggio fratelli ci rivedremo presto… 12 ore dopo la prima chiamata, uno dei più piccoli: “one moment curnù it’s ok …” allora ho capito che le cose non accadono per caso, che tutto questo non è solo un caso… certi incontri non possono passare inosservati, quante cose trovi mentre stai cercando altro … ci sentiamo con loro tutti i giorni, andremo presto a trovarli… e avevamo paura che questo amore non saremmo più riusciti a donarlo dopo quella partenza… e invece no !!! una parte del nostro cuore è partita con loro, e lunedì è tornata con l’arrivo di altri fratelli… abbiamo insegnato loro volare, 10 ragazze per me, agaciuff… ormai il nostro è UN CUORE A FORMA DI AFRICA, CHE STRABORDA D’AMORE … ora amici la stessa domanda che è stata fatta a me vorrei farla a voi: io questa sera vado al baby club, che fai vieni anche tu? BUONA GIORNATA A TUTTI!!!

 

 

CittadinanzAttiva, riflessioni sul tema

CittadinanzAttiva

Come si può essere cittadini attivi nel 2014? Per riflettere su questo tema, oggi più centrale che mai, l’OPS ha organizzato un forum, con la presenza, in qualità di relatori, del presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, già ospite in occasione del forum sull’Europa, e di Fabio Matacchiera, presidente del Fondo Antidiossina.

La discussione è stata ricca di spunti, particolarmente sul rapporto fra cittadinanza attiva e nuove tecnologie. Il prof. Marescotti ha proposto una serie di idee su come, grazie ai moderni strumenti di condivisione dei file, oggi si possa dare vita a veri e propri gruppi di lavoro, che lavorino su documenti di vario genere, come comunicati stampa o testi normativi. Una possibilità in più per dar vita a un efficace controllo sull’attività istituzionale, che sfoci in concrete proposte di miglioramento, come avviene per i sistemi operativi open source. E questo è solo uno dei vantaggi apportati dall’informatica. Come ha sottolineato Fabio Matacchiera, a questo si aggiunge la grande cassa di risonanza che la rete assicura alle rimostranze dei cittadini. L’attivista, noto per i suoi video di denuncia dell’inquinamento nell’area di Taranto, ha ricordato come fosse molto più difficile, in passato, portare i problemi all’attenzione del grande pubblico, dovendo necessariamente passare attraverso i canali ufficiali di informazione; un rapporto con il giornalismo che si è ribaltato da quando strumenti come youtube permettono di comunicare direttamente con il grande pubblico. Parlando dei social network, Matacchiera ha affermato: “è come se mi fossi creato una piccola emittente televisiva, che poi non è nemmeno tanto piccola. Quando voi comprate un giornale, e dentro c’è la vostra notizia, quella notizia è stata pubblicata su ventimila copie; voi siete sicuri che tutte le ventimila persone hanno letto proprio quella notizia?” Una riflessione interessante su uno strumento che spesso, invece, come emerso dallo stesso dibattito, viene utilizzato piuttosto come valvola di sfogo di sentimenti personali.

L’impegno civico, espresso in queste ed altre maniere, non può, tuttavia, prescindere da un’autentica educazione alla politica, che deve essere realizzata principalmente nella scuola. Tornando alla relazione del prof. Marescotti, l’educazione alla cittadinanza attiva è obbligatoria in tutti i paesi dell’Unione già da diversi anni, e tuttavia quest’obbligo viene spesso disatteso in nome dei programmi da completare. Un destino che la lega alla vecchia educazione civica, dalla quale, tuttavia, si differenzia anche perché di competenza di tutti i docenti, ai quali spetta di collocare le competenze specifiche di ogni materia in relazione ai bisogni della comunità, realizzando quella che è stata definita come cittadinanza scientifica.

Si tratta di obiettivi indubbiamente ambiziosi, che, tuttavia, non vanno mai persi di vista nell’esercizio concreto della cittadinanza attiva.

Forum “L’importanza della Cittadinanza Attiva”

CittadinanzAttiva

I ragazzi dell’OPS – Osservatorio Permanente Salinella, invitano tutti i giovani della città, ed in particolare quelli del territorio, all’incontro formativo da loro organizzato ed incentrato interamente sulla cittadinanza attiva.

Abbiamo invitato Alessandro Marescotti, Presidente dell’Associazione Peacelink, e Fabio Matacchiera, Presidente del Fondo Antidiossina Onlus Taranto: entrambi impegnati quotidianamente per la città di Taranto hanno con piacere accettato il nostro invito a raccontarci la loro esperienza e a confrontarsi con noi.

L’incontro si terrà il giorno 23 Maggio 2014 alle ore 19.30 (link all’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/281583232019641) presso l’auditorium della Parrocchia Santa Famiglia Taranto, in via Lago d’Albano (nei pressi dello Stadio Iacovone).

L’evento sarà inoltre trasmesso in diretta streaming sulla Web TV di Peacelink: http://www.livestream.com/peacelinkonair

Durante il forum saranno presenti anche i ragazzi di #NoiCiProviamo, con il loro banchetto per lo scambio di libri e letture ad alta voce (https://www.facebook.com/events/645309202215429).

I ragazzi dell’OPS

Parte #NoiCiProviamo, all’insegna della cultura per tutti

#NoiCiProviamo

Ha mosso ufficialmente i primi passi domenica 4 maggio l’iniziativa #NoiCiProviamo, un progetto partito quasi per caso da un’idea di Marina Moretti, già autrice del blog Caratteri Contrari (www.carattericontrari.blogspot.it).

L’idea originaria era quella di un mercatino di scambio, accompagnato da letture di brani, ma in realtà lo scambio non è stato una regola inderogabile. Ai tavoli coperti di libri, sistemati causa pioggia sotto i portici accanto al sagrato della Santa Famiglia, non si sono avvicinate solo persone in cerca di letture impegnate, magari con qualche classico sottobraccio da scambiare, ma soprattutto semplici passanti, che si sono sentiti attratti dalle molte copertine pur non avendo niente da scambiare.

La frase “Volete un libro? Non si paga niente” è risuonata più volte sotto il porticato, suscitando reazioni diverse. In qualche caso la risposta è stata a dir poco scoraggiante: “Non è per i soldi, è proprio che non leggiamo”. Sincera, se non altro. In molti altri casi, però, anche persone che ammettono candidamente di non essere dei lettori modello si sono ugualmente avvicinate con piacere, magari facendosi consigliare sulla lettura più adatta alle proprie esigenze e alla propria indole.

Ma la soddisfazione più grande, probabilmente, è stata vedere un bambino avvicinarsi in bicicletta, per andare via con in mano un libro di Geronimo Stilton. Insomma, non solo letture impegnate e autori da antologia scolastica, ma anche racconti per ragazzi e, perché no, fumetti.

L’iniziativa ha anche costituito il pretesto, come spesso accade, per discutere un po’, ad esempio delle sorti della nostra politica e dell’utilità o meno di impegnarsi nei vecchi circoli di partito, senza dimenticare di esprimere pareri sulle imminenti consultazioni europee.

Questo insieme di cose ha portato molti degli avventori a chiedere quando sarà possibile replicare l’iniziativa. Il nuovo appuntamento con #NoiCiProviamo è stato fissato al 23 maggio prossimo, a partire dalle 18, sempre nei pressi della Santa Famiglia. Come sempre la partecipazione è aperta a tutti.

Cosa resta del #1maggiotaranto

Foto Christian Cesario

1 maggio 2014 – Taranto
“E tu? Dove vai a ballare?”
“Vieni a ballare in Puglia, Puglia, Puglia” ci ha detto Caparezza. E più precisamente a Taranto. Infatti, a partire dallo scorso anno, grazie a un’iniziativa del “Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”, in occasione della festa del 1 maggio, la città dei due mari si riempie di vita. Un grandioso concerto autofinanziato da quest’associazione che rappresenta una grande opportunità per far sentire la voce di una terra sottomessa a ricatti e infamie, le quali troppo spesso passano inosservate agli occhi della nazione.
L’evento si è aperto alle ore 9:00 con un dibattito dal tema “Futuro? Ma quale futuro?”, durante il quale si è discusso dei problemi che asfissiano Taranto e si è cercato di esporre punti di vista e proporre soluzioni a questi ultimi.
Alle ore 14:30, invece, è iniziato il concerto vero e proprio, aperto da Caparezza sulle note di “Non me lo posso permettere”, “Vieni a ballare in Puglia” e “La fine di Gaia”, il quale si è protratto fino a tarda serata con le esibizioni di artisti tra cui Fiorella Mannoia, Fido Guido, i Sud Sound System, Afterhours, 99 posse, Tre Allegri Ragazzi Morti e il tarantino Diodato, intervallate da testimonianze di lavoratori e membri di associazioni provenienti da tutta Italia ( NO MUOS SICILIA, NO CARBONE BRINDISI, NO TAV, TERRA DEI FUOCHI..)

Che cosa è cambiato dopo il 1 maggio a Taranto???
Pensare che un concerto possa risolvere ogni problema è senza dubbio un errore, ma pensare che un evento del genere non possa risolvere nessun problema, forse, è un errore ancora più grave. Nei giorni seguenti la manifestazione, nonostante la grande partecipazione (sono stati stimati circa 100.000 presenti) e il successo che questa ha riscosso, attirando gente da ogni parte dell’Italia, non sono mancate le critiche; c’è chi ritiene che occasioni del genere non diventano altro che un pretesto, soprattutto per i giovani, per sballarsi e/o ubriacarsi.
Effettivamente, non sono mancati spiacevoli episodi durante il corso della giornata, ma sicuramente il senso del concerto non era questo. Ancora, c’è chi crede che un evento come questo non serva a niente e che ci sia bisogno di atti più concreti.
Prima degli atti concreti, però, deve essere costruito qualcos’altro, una base, un sostrato comune che possa poi portare all’azione. Prima degli atti servono la consapevolezza, la coscienza, l’informazione. E prima ancora di tutto questo serve un forte senso di appartenenza alla propria terra, un sentimento di orgoglio verso la propria città (e a Taranto purtroppo in molte persone manca!) che sia tale da permettere a tutti di dire: “Io voglio restare qui, non me ne voglio andare. Voglio fare qualcosa per rendere questo posto migliore. Voglio offrire i miei talenti alla mia terra. Voglio crescere qui, sposarmi qui, far nascere qui i miei figli e far conoscere loro tutte le bellezze e le risorse di questo posto”.
Dunque, probabilmente il primo fine di questo concerto era proprio quello di stimolare le coscienze, di far circolare idee, di cercare di unire tutti i cittadini, di innescare un campanello d’allarme che potesse suscitare una reazione e far nascere interesse nei confronti della complicata situazione in cui tergiversa la città.

Perché era importante esserci???
C’è uno slogan coniato a Taranto in occasione di una manifestazione contro l’inquinamento, che recita: “Io non delego, partecipo!”. Troppo spesso infatti, si è rimasti e si rimane passivi di fronte a eventi, manifestazioni e occasioni per far sentire la propria voce. È arrivato il tempo di dire “Io ci metto la faccia”, di rendersi protagonisti di quello che accade, di dare, ognuno secondo le proprie possibilità, un piccolo contributo alla nostra città affinchè qualcosa possa ribaltarsi. Ed è anche per questo, anzi, soprattutto per questo, che è nato l’OPS, l’Osservatorio Permanente Salinella. Alcuni giovani si sono sentiti stanchi di rimanere lì impalati a guardare il degrado e i problemi; hanno avvertito il bisogno di fare qualcosa, di cominciare a mettere in circolo idee e informazioni, da qualche parte. E hanno iniziato da qui, dalla periferia della città, da un quartiere abbandonato a sé stesso e troppo spesso ingiustamente denigrato.
Infondo, bisogna pur partire da qualcosa, di fronte a qualsiasi tipo di problema, e qui a Taranto si è giustamente deciso di partire dal 1 maggio, dalla festa del lavoro, dai diritti dei lavoratori, attraverso l’arte.

Grazie di cuore a tutti gli organizzatori di questa iniziativa per aver dato un’occasione in più, a tutti i tarantini, per amare la propria città.

 

Europa, così lontana e così vicina

Ansia, emozione, forse anche un po’ di timore. Queste, alcune delle sensazioni che albergavano, nell’animo dei ragazzi dell’OPS a pochi minuti dall’inizio del forum “EUROPA, così lontana e così vicina”, primo grande evento tenutosi, lo scorso 22 aprile nel Centro Socio Sportivo Parrocchiale. Un’occasione nella quale abbiamo avuto l’onore di ospitare come relatori Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink Taranto, e Antonia Battaglia, attivista Peacelink.

Nato dal desiderio di alcuni giovani della Parrocchia di confrontarsi con la realtà europea, spesso avvertita lontana dal loro vivere quotidiano, il forum ha avuto inizio con una breve introduzione da parte di Ivan Conte e Francesco Settembre, entrambi membri dell’OPS, seguita dall’intervento di Alessandro Marescotti. Professore di storia all’istituto tecnico Righi, descrive le motivazioni che portarono alla nascita di Peacelink, associazione di volontariato dell’informazione che dal 1992 offre un’alternativa ai messaggi proposti dai grandi gruppi editoriali e televisivi. Mediante una stretta collaborazione con associazioni di volontariato, insegnanti, educatori ed operatori sociali, Peacelink è a difesa dei diritti umani, della libertà dei popoli oppressi, dell’ambiente, della liberta d’espressione, promuovendo la legalità e la pace nelle diverse realtà mondiali.

Ed è a questo punto che i riflettori si accendono sull’Europa, regina dell’evento. Forte della sua esperienza, Marescotti sottolinea come sia sufficiente viaggiare per l’Europa per rendersi conto delle  grandi divergenze, sotto molti aspetti, che creano il distacco abissale tra l’Italia e il resto dei paesi europei, senza contare la “nostra” Taranto. Eppure, noi italiani siamo tra i padri fondatori dell’Europa, che oggi  appare così vicina e così lontana.

Con alle spalle esperienze internazionali sotto la guida delle Nazioni Unite,  la dott.sa Antonia Battaglia è subentrata al prof. Marescotti, delineando i principali organi istituzionali e le origini storiche dell’Unione Europea, nata sulle rovine della II Guerra Mondiale col fine di promuovere la concordia tra gli stati del vecchio continente mediante la cooperazione economica. Nel 1958 nasce così la Comunità Economica Europea (CEE), trasformatasi nel 1993 nell’Unione Europea, che ha visto intensificarsi maggiormente la cooperazione economica tra sei paesi: Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Da allora, è stato creato un mercato unico, che continua a svilupparsi, per realizzare, appieno le sue potenzialità.

L’Europa funge quindi da cuscinetto tra gli stati per mantenere la pace, e da garante controllando che il principio di legalità venga rispettato ovunque al suo interno. E, qualora questo principio venga meno, come è avvenuto per l’acciaieria ILVA nella città di Taranto, l’Europa è chiamata ad intervenire mediante norme che i singoli stati sono obbligati ad osservare. Nonostante queste norme trovino rapida applicazioni in molti stati europei, in Italia sono soggetti a iter burocratici spesso lunghi e difficoltosi che ne impediscono la corretta attuazione; inoltre lo scarso interesse mostrato dai mezzi d’informazione nell’affrontare tematiche europee non fa altro che fomentare maggiormente il distacco tra i singoli cittadini e l’Europa; la scuola, non da meno, appare inadeguata e arretrata nel formare il cittadino del futuro, il cittadino europeo, malgrado la sovrabbondanza di norme europee. Il cittadino è lasciato solo nel compito di formarsi alla cosa pubblica. Viene meno, quindi, uno dei principi fondamentali del Trattato di Lisbona: la trasparenza e la democrazia.

Terminato il suo intervento, i partecipanti hanno rivolto alcune domande ai due ospiti, dando vita ad un vivace dibattito riguardante soprattutto il ruolo dell’Europa nella questione Ilva. In questo periodo di crisi delle istituzioni, l’Europa deve ritornare ad avere quella centralità e quell’importanza che merita. L’Europa deve diventare il punto di partenza e non il punto di arrivo.

Dal grigio al colore, per una Pasqua di speranza

Il cielo grigio, la pioggia che minaccia di cadere a ogni ora del giorno, insomma, il classico clima da Settimana Santa. Ma quest’anno, come non bastasse, c’è da aggiungere anche un freddo intenso, pungente, un vento che sferza i volti di tutti, decisamente atipico per la metà di aprile. Come si usa dire nel gergo popolare, sembra che questo tempo si adegui alle emozioni e sensazioni che sono nel cuore dei fedeli, dei pellegrini, dei ‘perdun’. Nel grigio complessivo di questi giorni e, verrebbe da dire, di questo ultimo periodo della nostra storia, un  vero e proprio vortice di colore emerge dalla periferia, a volte dimenticata e bistrattata, il quartiere Salinella e la sua parrocchia, la Santa Famiglia. Colore che spicca dal nuovo portone e dalla nuova immagine della Famiglia di Nazareth che “illumina” la piazza di Via Lago di Garda antistante la chiesa e che, come detto dal parroco don Giuseppe Cagnazzo durante l’omelia della messa in Coena Domini nella sera del Giovedì Santo, “deve essere metaforicamente un punto di partenza da cui partire per “colorare” la nostra società, per ripartire con un nuovo impegno sociale, per alzare la testa contro le reali ingiustizie dei nostri tempi“.

 

Una comunità, quella della Salinella, viva più che mai in questo periodo pasquale, con tanti giovani e adulti impegnati nella buona riuscita delle attività e delle funzioni religiose organizzate.

 

A partire proprio dal  freddo Giovedì Santo, con la messa in Coena Domini in una chiesa stracolma e con il sempre emozionante rito della Lavanda dei Piedi, estesa, sull’esempio di papa Francesco, anche alle donne e ai bambini (il più piccolo di appena un anno). Se in un primo momento è stato il celebrante a “lavare” i piedi ai fedeli, successivamente alcuni parrocchiani hanno ripetuto lo stesso gesto ad altri a testimonianza dell’espressione evangelica “Io vi ho dato un esempio perché facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13, 15). Altro simbolo di questo giorno in cui si ricorda l’ultima cena è il pane della condivisione consegnato a tutti i fedeli e da consumare in famiglia.

 

E mentre alla Salinella si chiudeva il portone della chiesa dopo l’Adorazione Eucaristica comunitaria davanti all’altare della reposizione, dalla parte opposta della città, nel borgo antico, si apriva quello della chiesa di San Domenico, dando il via, tra due ali di folla, alla tradizionale Processione dell’Addolorata, conclusasi poi nel primo pomeriggio del Venerdì Santo.

 

E anche nel giorno della morte del Signore il cielo non ha dato tregua con una pioggia fitta che ha ritardato l’avvio dell’altra processione storica della città di Taranto, quella dei Misteri, che ha preso il via con un ritardo di ben 2 ore. Nonostante tutto, tanti sono stati i turisti e i tarantini stessi che hanno invaso il centro della città. Una processione emozionante, intensa, con il sottofondo struggente delle marce funebri. Ma una processione dei contrasti, con ancora troppi spettatori passivi e irrispettosi della fede e della partecipazione altrui a questo rito che, va sempre ricordato, è innanzi tutto una manifestazione di fede e una forma di penitenza, anche fisica. La lenta nazzicata dei perdoni va avanti per tutta la notte, il freddo inizia a placarsi solo con le prime luci dell’alba, forse il momento più emotivamente coinvolgente per i fedeli, in cui il suono della troccola emerge nel silenzio della notte. Il sabato mattina si presenta con un cielo finalmente limpido e sgombro di minacce e con una Piazza Giovanni XXIII affollata in attesa del rientro della processione, del troccolante che con tre colpi bussa al portone della chiesa del Carmine. E, ancora una volta, vanno segnalati episodi che davvero poco hanno a che fare con fede e penitenza: urla, volgarità e schiamazzi placati solo al momento dei tre colpi. Il tutto si è concluso alle ore 11 circa con il  rientro del simulacro della Vergine Addolorata.

 

E qui nuovamente c’è un parallelo antitetico con la periferia. Se al centro della città una Madre rientrava in chiesa, alla Salinella un’altra percorreva ancora le vie del quartiere in processione fino a tornare anch’essa nella parrocchia: è l’”Ora della Madre”, momento inedito di preghiera al cospetto della Vergine addolorata che piange il figlio morto in croce: è il Sabato Santo, il giorno del dolore di una madre e del silenzio in attesa della resurrezione. È anche il giorno della veglia pasquale, che alla Santa Famiglia inizia alle ore 22 per terminare poco dopo la mezzanotte.

 

Alleluja, è la Pasqua del Signore, che ha vinto la morte e dà speranza al mondo… una speranza di rinascita che la periferia, più che mai, sente dentro di se.